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Full text of "La gazza ladra : melodramma da rappresentarsi nel Teatro del Nobile Condominio il carnevale 1845-46"

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melodramma 


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DA  RAPPRESENTARSI 

NEL  TEATRO  DEL  NOBILE  CONDOMINIO 

Il  Carnevale  1845-46. 


PAVIA 


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TIPOGRAFIA  FUSI  E  COJIP 


I  versi  virgolati  si  ommettono. 


MUSIC  LIBRARY 
UNC-CHAPEL  HILL 


PERSONAGGI 

ta  trizio  lingradiÈ®,  ricco  fittajuolo 
Signor  Giuseppe  Grotti. 

S.rscfa,  moglie  di  Fabrizio 

Signora  Eugenia  Tebaldi . 

Ginnnetto ,  figlio  di  Fabrizio 
Signor  Giuseppe  Spagliardi. 

IVi  is  et  tu.  serva  in  casa  di  Fabrizio 
Signora  Camilla  Sordelli. 

Vernando  Villabella,  padre  di  Ninetta,  militare 
Signor  Stefano  Du  Breul. 

Gottardo,  Podestà  del  Villaggio 
Signor  Lorenzo  Manari. 

Pippo,  giovine  contadinello  al  servigio  di  Fabrizio 
Signora  Rachele  Lucchini. 

Isacco,  merciajuolo 

Signor  Francesco  Gallarmi. 

Antonio,  carceriere  —  Signor  N.  N. 

Giorgio,  servo  del  Podestà  • —  Signor  N.  N. 

Il  Pretore  del  villaggio 

Signor  Gaetano  Borione. 

Gregorio,  cancelliere  —  Signor  N. ,  N. 

CORI 

Un  Usciere  —  Soldati  e  Guardie  —  Contadini 
Famigli  di  Fabrizio  —  Una  Gazza. 

La  Scena  si  finge  in  un  grosso  villaggio 
non  molto  distante  da.  Parigi. 


Musica  del  Maestro  Sig.  Cav.  Gioachimo  Rossini. 


9 


\ 


Digitized  by  thè  Internet  Archive 
in  2019  with  funding  from 
University  of  North  Carolina  at  Chapel  Hill 


https://archive.org/details/lagazzaladramelo00gher_0 


D 


SCENA  PRIMA 

Cortile  della  casa  di  Messer  Fabrizio.  Sul  dinanzi 
domina  un  portico  rustico  con  pergolato:,  ad  un  pi¬ 
lastro  è  appesa  una  gabbia  aperta,  dentro  della  quale 
si  Tede  una  gazza.  Nel  fondo  e  Terso  il  mezzo  è  col¬ 
locata  una  porta  con  cancello  ,  per  cui  si  entra  nel 
cortile.  Al  di  là,  la  scena  rappresenta  alcune  colliuette. 

Diversi  abitatori  del  villaggio  ;  alcuni  famigli  recanti  le  cose 
necessarie  per  apparecchiare  una  mensa;  subito  Pippo, 
indi  Lucia  con  un  canestro  di  biancherie;  finalmente 
Laterizio  ed  altri  servi  con  bottiglie  di  vino. 

Coro  Oh  che  giorno  fortunato! 

Oh  che  gioja  si  godrà  ! 

Pip.  Dopo  tanti  e  tanti  mesi 

Spesi  in  guerra  e  fra  gli  stenti, 

Oggi  alfine  a’  suoi  parenti 
Il  padron  ritornerà. 

Parte  del  Coro  e  Pippo 

Vieni,  vieni,  o  padroncino  5 

Tutti 

Vieni  a  noi,  Giannetto  amato. 

Oh  che  giorno  fortunato! 

O  che  gioja  si  godrà  ! 

La  gazz.  Pippo?  Pippo? 

Pip.  Chi  ha  chiamato? 

Cono  Non  so  niente.  —  Ah  ah  ahà!  (  essendosi 
accorti  della  gazza ,  e  deridendo  Pippo ) 
La.  GAZZ.  PippO  ? 


(>  ATTO 

Pip.  Ancora? 

Cono  Ve’  chi  è  stato.  (  additando  la 

Pip.  Brutta  gazza  maledetta,  gazza  ) 

Che  ti  colga  la  saetta  1 
La  gazz.  Pippo  ?  Pippo? 

Pip.  Taci  la. 

Cono  Pippo?  Pippo?  Ah  ah  alia!  ( derid .  Pippo) 
Lue.  Marmotte,  che  fate? 

Cosi  m’  obbedite  ? 

Movetevi,  andate, 

La  mensa  allestite 
Là  sotto  alla  pergola 
Che  invita  a  mangiar.  — 

Che  flemma  !  sbrigatevi  : 

Pigliate,  stendete. 

Mio  figlio,  il  sapete, 

Dee  tosto  arrivar. 

Pip.  e  Coro  t  Che  giorno  beato 

I  Dobbiamo  passar  ! 

Lue.  j  Alfine  cessato 

(  Avrò  di  tremar.  — 

Ehi,  Ninetta?...  —  Quando  io  chiamo, 
Tutti  perdono  1’  udito.  — 

*  E  colui  di  mio  marito 

Dove  adesso  se  ne  sta  ? 

Fab.  (  Tuo  marito  ,  qua. 

Pip.eCono  (  Ser  Fabrizio  e  là. 

Fab.  Egli  viene,  o  mia  Lucia} 

Come  Bacco,  trionfante  ; 

Egli  reca  F  allegrìa  , 

Che  mantiene  —  nelle  vene 

II  vigor,  la  sanità. 

Tutti  Viva  Bacco  e  la  cantina. 

Medicina  — •  d ’  ogni  età. 

Lue.  Ah  col  suo  congedo  alfine  (  a  Fab.  ) 

Oggi  arriva  il  tìglio  amato  ! 

Fab.  Certamente,  ed  ammogliato 

Lo  vorrei,  ben  mio,  veder. 

Lue.  A  me  tocca  il  dargli  moglie } 


PRIMO  7 

Questo  affare  a  me  si  aspetta. 

Egli  dee  sposar... 

La  gazz.  Ninetta. 

Fab.  Ah!  la  gazza  ha  indovinato. 

Lue.  '  Insensato  ! 

Fab.  Si  vedrà.  — 

Brava,  brava!  —  *)  Ahi,  ahi!  *)  (si  avvicina 
alia  gazza*  e  V  accarezza ,  e  ne  resta  beccato  ) 
Lue.  Ch5  è  stato? 


Fab.  M  ha  beccato. 

Lue.  E  ben  ti  sta. 

Fab.  Ma  la  gazza  ha  indovinato. 

Lue.  Insensato  ! 

Fab.  Si  vedrà. 

Tur  ti  ì  Se  la  gazza  ha  indovinato, 

gli  altri  j  Ogni  core  esulterà 

Tutti  Là  seduto  Carnato  Giannetto.  ( 

Fab.  con  parte  del  Cono 
A  suo  padre ,  alla  sposa  vicino 


addittando 
la  m  ensa  ) 


Pi  prò  col  resto  del  Cobo 


vicino 


A  sua  madre  ,  alla  sposa 
Lue.  Alla  cara  sua  madre 

Tutti  Noi  V  udremo  narrar  con  diletto 
Le  battaglie,  le  stragi,  il  bottino; 

Or  d’orgoglio  brillar  lo  vedremo, 

Or  di  bella  pietà  sospirar. 

E  fra  i  brindisi  intanto  faremo 

1  bicchieri  ricolmi  sonar.  ( partono  gli 

abitatori  del  villaggio) 
Fab.  Oh  cospetto!  undici  ore  già  passate.  (  guar¬ 
ii  Giannetto  ne  scrive  dando  Volinolo) 

Che  sarà  qui  sul  mezzogiorno. 

Lue.  Oh  diavolo, 

Già  cosi  tardi!  —  E  la  Ninetta  ancora 
Non  veggo.  Ov’  è  costei?  —  Pippo,  rispondi 
Pii*.  Per  la  collina,  io  credo, 

A  cogliere  le  fragole. 


8  ATTO 

Lue.  Ah  Fabrizio , 

Da  qualche  tempo  son  molto  scontenta 

Di  questa  tua  Ninetta.  —  «Pippo,  Ignazio, 
«Antonio ,  andate  tutti 
A  preparare  il  resto  —  *)  Ah  se  la  colgo 
*)  (  Pippo  e  gli  altri  famigli  si  ritirano) 
«Quella  smorfietta  1.  . 

Fab.  Eh  via,  cessa  una  volta  ! 

Tu  sempre  la  rimbrotti,  e  sempre  a  torto. 
Lue.  A  meraviglia  !  E  quando 

Ridendo  e  civettando  ella  mi  perde 
Le  forchette  d’  argento,  dimmi ,  allora 
Se  mi  viene  la  bile,  ho  torto  ancora  ? 

Fab.  Gran  cosa  !  Finalmente 
È  una  forchetta  sola 
Che  si  smarrì  per  caso }  e  chi  sa  torse 
Che  un  dì  non  si  ritrovi  !  — -  «Orsù,  Lucia, 
«Bada  a  trattare  con  maggior  dolcezza 
«Quella  fanciulla. 

Lue.  «Ah,  ahà!  (in  aria  di  sprezza) 

Fab.  «Rispetta  in  lei 

«Le  sue  sventure}  sai 

«Clr  ella  è  pur  figlia  di  quel  bravo  e  onesto 
«Fernando  Villabella 

«Che  fra  le  schiere  incanutisce}  e  s’ ella, 
«Orfana  della  madre,  e  senza  doni 
«Della  fortuna ,  colle  sue  fatiche 
«Qui  si  procaccia  una  meschina  vita  , 

«Non  debb’  esser  perciò  da  noi  schernita. 

Lue.  E  chi  dice  il  contrario?  —  Ma  finiamola. 

Il  tempo  vola}  io  corro 
Un  momento  in  cucina-,  e  poi,  se  credi, 
Andremo  insieme  ad  incontrar  Giannetto,  (via) 
Fab.  Dici  ben}  vo  nell’orto,  e  là  ti  aspetto,  (via) 


9 


PRIMO 

SCENA  IL 

Ninetta  con  un  panierino  di  fragole,  che  scende  dalla 
collina  ed  entra  nel  cortile;  poscia  Fabrizio;  e  final¬ 
mente  la  JLncia  col  canestro  delle  posate. 

Nix.  Di  piacer  mi  balza  il  cor  : 

Ali  bramar  di  più  non  so  : 

E  l’amante  e  il  genitor 
Finalmente  io  rivedrò. 

L’  uno  al  sen  mi  stringerà  ; 

L’altro...  l’altro...  ah  che  farà? 

Dio  d’amor,  confido  in  te*, 

Deh  tu  premia  la  mia  fè  ! 

Tutto  sorridere 
Mi  veggo  intorno  ; 

Più  lieto  giorno 
Brillar  non  può. 

Ah  già  dimentico 
I  miei  tormenti  ; 

Quanti  contenti 

Alfin  godrò!  (  va  a  deporre  il  suo  pa¬ 
nierino  sulla  mensa  ) 
Fab.  Oh  come  il  mio  Giannetto  ( uscendo  dall  orto 
con  alcune  pere  che  va  a  deporre  sulla  mensa  ) 
Gradirà  queste  pere  ! 

Nix.  Addio;  buon  giorno! 

Fab.  Alfin  sei  giunta,  amabile  Ninetta. 

Hai  raccolte  le  fragole  ? 

Nix.  Un  intiero 

Panierin  n’  ho  ricolmo.  —  Eccole. 

F'ab.  «  Oh  belle, 

«  E  fresche  al  par  di  te!  —  Senti,  mia  cara; 

«Quest’  oggi  vo’  che  tutto 

«Spiri  d’ intorno  a  noi  gioja,  letizia  , 

«E  amore. 

Nix.  «Oh  sì,  lo  spero.  Vostro  figlio... 

Fab.  «Ah,  ahà!  Mio  figlio,  il  so,  ti  piace...  Basta... 
Nix.  «Come!  che  dite? 

Fab.  «Già  da  un  pezzo  io  leggo 


IO 


Nin. 

Fab. 


No. 

Fab. 

Ni 

Lue. 


No. 


Lue. 

Nin. 

Lue. 

Fab. 

clono 


ATTO 

sTn  quegli  occhi,  in  quel  core. 

w(  Oh  Dio  !  ) 

>?Sta  lieta  \ 

»Non  t’  arrossire.  Al  padre  suo  Giannetto 
«Non  v’  è  cosa  che  asconda:  ei  t'  ama*,  ed  io 
^Questo  amor  non  condanno. 

?jOh  me  felice  ! 

?? Taci ,  che  vien  Lucia. 

5?Caro  Fabrizio!  (gli  bacia 
la  mano ;  ed  egli  le  fa  una  carezza  ) 
Ma  brava!  —  E  tu.  quando  farai  giudizio?  — 
Prendi  queste  posate,  e  bada  bene  ( alla  Nino) 
Che  non  si  perda  nulla. 

Ah  no  !  vorrei 
In  pria  morir,  che  ancora 
Mancar  dovesse... 

Solite  proteste. 

Ma  intanto  la  forchetta  se  n’  è  ita. 

Io  non  ci  ho  colpa  ! 

Ma  però  .. 

Che  vita  ! 

Andiamo.  (  Lucia  e  Fabrizio  escono ,  e  pren- 
1a  via  della  collina.  Nin.  rientra  nelV ahi taz.  ) 


SCENA  III. 


l»ac€0.  prima  di  dentro  e  poscia  affacciandosi  al  can¬ 
cello,  colla  sua  cassa  di  merci  ;  e  subito  Pippo. 

Isac.  Stringhe  e  ferri  da  calzette, 

Temperini  e  forbicette. 

Aghi,  pettini,  coltelli, 

Esca  ,  pietre  e  solfanelli. 

Avanti,  avanti 

Chi  vuol  comprar. 

E  chi  vuol  vendere 
O  barattar. 

Pir.  Oh.  senti  il  vecchio  Isacco. 

Andate,  galantuomo }  risparmiate. 


PRIMO  i  i 

Una  voce  si  bella  : 

Quest’  oggi  abbiamo  vuota  la  scarsella, 

Io  compro ,  se  volete } 

Baratto,  se  vi  piace  : 

Guardate  che  bei  capi , 

Che  belle  mercanzie 
Tutte  di  moda  e  più  che  mai  perfette. 
Andate,  vi  ripeto 

Salutatemi 

La  signora  Ninetta  :  se  per  sorte 
Ella  bisogno  avesse 
De’ fatti  miei,  ditele  ch’io  mi  trovo 
Fino  a  dimani  ne\Y  Albergo  nuovo.  (parte) 

SCENA  IV. 

Pippo  e  Ninetta. 

(s'ode  dietro  alia  collina  una  sinfonia  campestre) 

Nin.  Ma  qual  suono  ! 

Coro  di  Contadini  (da  lontano)  Viva,  Viva! 

Nin.  Ma  quai  grida  ! 

Coro  (come  sopra)  Ben  tornato! 

Pip.  E  Giannetto!  (saltando  per  gioj  a. 

Nin.  Oggetto  amato, 

Deh  mi  vieni  a  consolar! 

Oh  momento  fortunato  ! 

Oh  che  dolce  palpitar! 

Pip.  Fuori,  fuori!  È  ritornato: 

Deh  venitelo  a  mirar!  (correndo  sulla  so¬ 
glia  dell  abitazione^  e  chiamando  famigli. 

SCENA  Y. 

Ninetta,  Pippo,  Giannetto,  Fabrizio  ,  Lneia , 
e  Contadini  che  si  veggono  discendere  dalla  collina, 
ed  i  famigli  di  Fabrizio  che  escono  nel  cortile. 

Coro  Bravo,  bravo!  Ben  tornato  ! 

Qui  dovete  ognor  restar. 


Isac. 


Pir. 

Isac. 


12 

Già. 


(alla  Ni  ri.) 


Coro 


ATTO 

Vieni  fra  queste  braccia  .  .  . 

Mi  balza  il  cor  nel  sen  ! 

D’  un  vero  amor  ,  mio  ben  , 

Questo  è  il  linguaggio. 

Anche  al  nemico  in  faccia 
IVI’ eri  presente  ognor  : 

Tu  m’  inspiravi  allor 
Forza  e  coraggio. 

Ma  quel  piacer  che  adesso  , 

O  mia  Ninetta ,  io  provo  . 

E  così  dolce  e  nuovo 
Che  non  si  può  spiegar. 

Pip.Fab.IMì  sembrano  due  tortore: 
e  Cono  I  Mi  fanno  giubilar.  {tutti  fanno  festa  a 

Gian .  —  Ad  un  cenno  di  Lucia ,  Pip.  e 
gli  altri  famigli  rientrano  in  casa. 
Questo  è  giorno  d’  allegrìa  , 

Di  piacere  ,  di  pazzia  ; 

Questo  è  giorno  da  goder. 

Su,  beviamo:,  discacciamo 
Ogni  torbido  pensier. 

1  Alla  mensa;  andiamo,  andiamo: 

Che  delizia  !  che  piacer  ! 

(  Lue . ,  Nin. ,  Fak .,  Gian,  ed  alcuni  contadini  più 
distinti  si  assidono  a  tavola.  —  Alcuni  famigli 
arrecano  le  vivande ,  ed  altri  portano  fuori  del¬ 
le  sottocoppe  coperte  di  bicchieri ,  e  mescono 
ai  contadini.  —  Pip.  esce  con  un  nappo 
in  mano ,  si  mette  in  mezzo  alla  festosa  tur  ¬ 
ba ,  e  fa  il  seguente  brindisi. 

Tocchiamo  ,  beviamo 
A  gara  ,  a  vicenda  : 

Il  petto  s’  accenda 
Di  dolce  fui  or. 

Tocchiamo;  e  discenda 
La  gioja  nel  cor. 

Se  il  nappo  zampilla , 

Se  spuma  ,  se  brilla  , 

E  ricchi  e  pitocchi 
Esultano  allor. 


T  OTTI 

GLI  ALTRI 


Pip. 


Tutti 


Pip. 


Tctti 

Lue. 

Pip. 

Lue. 


PRIMO  i3 

Beviamo;  e  trabocchi  (vola 

Di  gioja  ogni  cor.  (tutti si  levano data- 
Pippo  ?... 


Pip. 

Già. 

Nin. 

Lue. 


Ni??. 


Fer. 

Nin. 

Fer. 


Nin. 


Fer. 

Nin. 

Fer. 

Win. 

Fer. 


Signora  .  .  . 

Là  in  cucina 
Raccogli  la  mia  gente, 

E  mangiate  e  bevete  allegramente. 

Oh  vi  faremo  onere!  (rientra  in  casa) 

A  rivederci,  (alla  N in.) 

Mia  cara  ! 

Sì;  ma  ritornate  presto. 

Povera  bestiolina  ,  (  alla  gazza) 

Vien  qua;  bacia  la  mano:  addio,  carina.  (Fa¬ 
brizio,  Lucia  e  Giannetto  escono  —  Intan¬ 
to  eh ’  essi  dilungami  al  basso ,  Fernando  com¬ 
parisce  sulla  collina  ,  e  ne  discende  guardan¬ 
dosi  sempre  d'intorno  in  aria  di  sospetto. 

SCENA  VI. 

Ninetta^  e  subito  Fernando. 

Idolo  mio!  ...  —  Contiamo 
Queste  posate.  —  Oh  come , 

Come  sento  ch’io  l’amo! 

No,  non  m'inganno,  (riconoscendo  la  casa  di 

Il  conto  è  giusto  (Fab. 

Oh  Dio! 

Quella  certo  è  mia  figlia!...  Ahi  di  qual  colpo 
A  ferire  ti  vengo! 

Oh  cielo!  un  uomo; 

Par  ch’egli  pianga  ■ —  *)  Dite,  in  che  poss’ io?,.. 

*)  (se  gli  accosta  timidamente) 
Adorala  mia  figlia!  (scoprendosi,  e  con  dolore) 

Oh  padre  mio!  (con  traspor¬ 
to  ,  e  gettandosi  fra  le  braccia  di  suo  padre) 
Zitto  !  non  mi  scoprir. 

Come!  che  dite? 

Ascolta  ?  e  trema.  —  Jeri , 

Sul  tramontar  del  sole, 


14  ATTO 

Giunse  a  Parigi  la  mia  squadra.  Io  tosto 
Dal  capitano  imploro 
Di  vederti  il  favor.  Bieco  e  crudele 
Ei  me  lo  niega.  Con  ardir,  con  fuoco, 

A’  delti  suoi  rispondo  Sciagurato  ! 

Ei  grida  ;  e  colla  spada 

Già  già  m’  è  sopra.  Agli  occhi 

Mi  fa  un  velo  il  furor  ;  la  sciabola  impugno, 

M’  avvento  ,  e  i  nostri  ferri 

Già  suonano  percossi ; 

Quand’  ecco  a  noi  sen  viene 
Pronto  un  soldato,  e  il  braccio  mio  trattiene. 
Nin.  E  allora*,  padre  mio? 

Feb.  Barbara  sorte! 

Fui  disarmato ,  e  condannato  a  morte. 

Nin.  Misera  me  ! 

Fer.  Gli  amici 

Procurar  la  mia  fuga.  Il  prode  Ernesto 
Di  questi  cenci  mi  coperse,  e  scorta 
Mi  fu  sino  al  primiero 
Villaggio ,  dove  entrambi 
Piangendo  ci  lasciammo.  Amico  mio, 

Ei  disse  ;  e  dir  non  mi  poteva  :  Addio! 

Ai>’.  Come  frenare  il  pianto  ! 

Io  perdo  il  mio  coraggio  !... 

E  pur  di  speme  un  raggio 
Ancor  vegg’  io  brillar. 

Fer.  Ah  no,  non  v’ è  più  speme; 

E  certo  il  mio  periglio: 

Solo  un  eterno  esiglio  , 

Oh  Dio!  mi  può  salvar. 

<  Per  questo  amplesso,  0  I*  1  • 

6  ‘  1  ’  .faglia,-.. 

a  ‘2  1  (  Ah  regger  non  poss’  io  ! 

!  Chi  vide  mai  del  mio 
(  Più  barbaro  dolor  !  ) 

Fer.  Deh!  m’ascolta 

Pò*.  Sì,  parlate. 

Fer.  Fra  horror  di  tante  pene, 


Ni?f. 

Fer. 

Niv. 

Fer. 

I No. 

Ffr. 

Si». 


Fer. 


No. 


a 


PRIMO  1 5 

Se  sapessi ...  (  vi  vede  in  questo  momento 
arrivare  dalla  collina  il  Podestà . 
Oh  Dio  ,  chi  viene  ! 

Chi  mai  dunque  ? 

11  Podestà. 

Ah ,  che  dici  !  Son  perduto. 

Come  far? 

Qui,  qui  sedete.  ( conducendolo 
S’ei  mi  scopre...  verso  la  mensa. 

Nascondete 

Quelle  vesti. 

Ma  se  mai  .  .  . 

(  Oh  crudel  fatalità  ! 

\  Ah  coraggio  per  pietà  ! 
f  Io  tremo,  pavento: 

Che  fiero  tormento  1 
Che  barbara  sorte! 

(  Men  cruda  è  la  morte 
1  II  nembo  è  vicino  ! 

v  Tremendo  destino, 

v.  Mi  sento  gelar!  ( Fernando  si  ravvilup¬ 

pa  nel  suo  gabbano ,  e  si  colloca  all ’  angolo  più 
lontano  della  tavola.  —  La  Ninetta  versa  da 
bere  a  suo  padre ,  e  lo  conforta  in  segreto. 


SCENA  VII. 


Il  Podestà  e  detti. 


Il  P.  11  mio  piano  è  preparato 
E  fallir  non  potrà 
Pria  di  tutto  con  destrezza 
Le  solletico  1’  orgoglio 
No  non  posso.  Ohimè  non  voglio 
Deh  partite  Podestà. 

Ciance  solite  ridicole 
Formolario  ornai  smaccato 
Ma  frattanto  il  cor  piagato 
Un  bel  si  dicendo  va. 


iC>  ATTO 

Si  Ninetta  sola  soletta  ti  troverò. 

Quel  caro  viso  brillar  d’  un  riso  io  ti  farò. 

E  poi  che  in  estasi  di  dolce  amore 
Ti  vedrò  stendere  la  mano  il  core 
Rinvigorito,  ringaluzzito,  ribaldanzito  trionferò 
Ah  tutto  in  giubilo  io  già  men  vò. 

Ah  mia  Ninetta. 


SCENA  Vili. 


Giorgi©  e  detti. 


Gior.  Il  cancellier  Gregorio  a  voi  m5  invia. 

Il  P.  Un  Corno  (  Uh  !  maladetto.  ) 

Gior.  Ouesto  piego  pressante  è  a  voi  diretto. 


Il  P.  Ab  ah  !  —  Chi  1  1  t 
Gior. 

Nix.  e  Fer. 

Il  P.  Giorgio,  dammi  una 
Vediamo  che  cos’  è. 

SCENv' 


1  recato  ? 

Un  birro. 

Un  birro  ! 
(  a  parte  con  is pavento  ) 
sedia  — 

—  Vattene  pure.  ( Giorgio 

parte  ) 

IX. 


Il  Podestà ,  Ninetta  e  Fernando. 

(  Il  Podestà ,  assiso  verso  il  mezzo  della  scena ,  si 
leva  di  tasca  un  portafoglio ,  ne  toglie  le  forbici  onde 
tagliare  il  sigillo  del  piego  ,  e  poi  cerca  gli  occhiali . 
e,  non  trovandoli ,  v’  impazientisce  di  non  poter  riu¬ 
scire  a  leggere .  Intanto  succede  in  disparte  fra  JYin. 
e  suo  padre  il  seguente  dialogo ,  che  viene  a  suo 
tempo  interrotto  dal  Podestà. 

Nix.  Ah  1  caro  padre,  udiste?  Io  tremo!  Intanto 
Ch’  ei  legge,  deh  !  fuggite. 

Fer.  E  come,  o  figlia? 

Sono  senza  denari. 

Nix.  O  cielo!  cd  io 

Non  ho  più  nulla. 

E  bene, 


Fer. 


Nisr. 

Fer. 


Niei. 


Fer. 


Il  P. 
Nin. 
Il  P. 
Fer. 
Nin. 


Il  P. 


Nin. 
Fer. 
Il  P. 


Nirr. 


PRIMO  17 

Prendi  questa  posata,  unico  avanzo 
Di  quanto  io  possedea.  Deh  tu  procura 
Di  Tenderla  dentr’  oggi,  —  ma  in  segreto!... 
Là  dietro  al  colle  io  vidi 
Un  gran  castagno,  a  cui  la  lunga  etade 
Scavato  ha  il  sen. 

Me  ne  sovvengo. 

Quivi 

Cela  il  denaro  che  potrai  ritrarne. 

Nel  folto  della  selva 
Io  mi  terrò  nascosto  :  e  come  il  cielo 
Imbruni,  fa  che  in  quel  castagno  io  trovi 
Almen  questo  sussidio. 

(  Ah  !  se  tornasse 

Quel  merciajuolo  che  pur  dianzi...)  —  O  padre, 
F’arò  di  tutto.  Andate... 

Figlia  mia, 

Abbracciami. 

Ninetta  ?  (  alzandosi  ) 

(  Giusto  cielo  !  ) 

Galantuomo  ,  restate.  (  a  Fern.  che  faceva  per 

(Io  tremo!)  uscire ) 

(  Io  gelo  !  ) 

Traetevi  in  disparte.  (piano  a  suo  padre ,  il 

quale  toma  a  sedersi  ) 

Son  questi,  almen  suppongo,  i  contrassegni 

(  a  parte  alla  Nin .  ) 

D’  un  diserior.  * —  Fernando  par  che  dica. 
(Fernando!..)  (volgendo  un  guardo  a  suo 

Oh  reo  destino!)  padre ) 

Ma  il  resto,  senza  occhiali, 

È  impossibile  a  leggere.  —  Mia  cara , 

Fate  il  piacer,  leggete  voi. 

(  Gran  Dio  !  (  pren¬ 
dendo  il  foglio  ,  trascorrendolo ,  e  tremando) 
O  ni’  uccidi ,  o  mi  salva  il  padre  mio  !  ) 

]\F  af  retto  di  mandarvi  i  contrassegni 
D’  un  mio  soldato  .  .  .  condannato  a  morte  , 
E  fuggito  pur  or  dalle  ritorte. 

Ei  chiamasi  .  .  .  a 


Win. 


Il  P. 

Fer. 
Win. 
Il  P. 


jS  ATTO 

Il  P.  Su  Oa. 

Fer  .  .  .  Fer  .  . .  Fernando  . . . 

(  Suggeritemi ,  o  Dei. 

Qualche  pietoso  inganno  !  ) 
jL  p  (  Oh  come  il  duolo 

La  rende  ancor  più  bella!  ) 

Win.  Ei  chiamasi  Fernando  Vi ...  Vinella  (guar¬ 
dando  a  suo  padre ,  come  per  indicargli  la 
bugia  eh 5  ella  proferisce. 

IlP.  Continuate. 

(Oh  Dio!  se  leggo  ancora. 

Tutto  è  perduto.  —  Età :  quarantotti  anni  ; 
Statura  :  cinque  piedi .  .  .  ) 

E  ben,  che  avete? 

Won  sapete  più  leggere  ? 

(  Infelice  !  ) 

E  una  mano  diabolica! 

Ah  se  avessi 

Gli  occhiali!  (in  atto  di  toglierle  il  foglio ,  e 

cercando  nelle  sue  tasche  ) 
Permettete. —  *)  Il  ciel  m’inspira.) 

*)  (  ritenendo  il  foglio) 

Età  :  venticinque  anni  $ 

Statura:  cinque  piedi ,  undici  pollici. 

Il  P.  Peccato!  —  Andate  avanti 

Capei  biondi , 

Occhi  neri ,  ampia  fronte ,  e  tondo  il  viso. 

Il  P.  Cospetto!  egli  debb’ essere  un  Narciso.  — 

E  tondo  il  viso!  ...  E  poi? 

Divisa  bianca 

(  guardando  di  mano  in  mano  a  suo  padre 
per  nominar  de' colori  diversi  da  quelli  di 
esso. 

Con  mostre  rosse  $  stivaletti  gialli . 

Se  mai  costui  passasse 

Sul  vostro  territorio ,  a  dirittura 

Fatelo  imprigionar  .  .  . 

Il  P.  Sarà  mia  cura.  —  (facendosi 

rendere  il foglio  dalla  Nin .,  e  riponendolo  in  tasca. 


Nin. 
Fer. 
Il  P 

3N  irv. 

Il  1» 


Nm. 

Il  P. 
Per. 

Il  P. 
Nin. 
Il  P. 


PRIMO  19 

\ediam  se  mai  per  caso  ...  • —  Olà,  buon  uomo? 
(  Ohimè  !  ) 

Signore.  {fìngendo  di  risvegliarsi) 
Alzatevi  :  — 

Cavatevi  il  cappello. 

(  Io  muojo  !  ) 

Ah  ah!  ( ridendo ) 

Venticinqu’ anni  ;  è  vero?  *)  capei  biondi, 

*)  {alla  Nin .) 

Occhi  neri,  ampia  fronte,  e  tondo  il  viso. 
No,  no,  sì  vago  Adon  qui  non  ravviso 
(  Respiro  ) 

Mia  cara  !  {prendendo  per  mano  la  Nin. 
Signora  .  .  .  ( alla  Nin.  in  atto  di  voler 

dirle  qualche  cosa  ) 
Partite.  {a  Fer.  con  severi ta ) 
Buon  uomo!  (  a  Fer.  con  tenerezza  ) 

Capite  ?  (  a  Fer.  ) 

Uscite  di  qua.  {Fer.  esce ,  ma  sta  in 

agguato  dietro  ad  un  pilastro  della  porta  ; 
la  Nin.  lo  accompagna  collo  sguardo. 
NLN.eFfiR/  (Oh  Nume  benefico 

Che  il  giusto  difendi, 

Propizio  ti  rendi; 

Soccorso  ,  pietà  !  ) 

Il  P.  ]  (L'istante  è  propizio! 

Amore,  discendi; 

Se  il  core  le  accendi , 

Che  gioja  sarà  !  ) 

Siamo  soli  :  *)  Amor  seconda 

*)  {dopo  aver  veduto  uscire  Fer. 
Le  mie  fiamme  ,  i  voti  miei  : 

Ah  !  se  barbara  non  sei  , 

Fammi  a  parte  del  tuo  cor. 

Nin.  Benché  sola,  vi  potrei 

Far  gelare  di  spavento  : 

Traditori  per  voi  non  sento 
Che  disprezzo  e  rabbia  e  orror. 


2,0 

Il  P. 
Nin. 

e 

Fer. 
Il  P. 

e 

Fer. 


Il  P. 


Fer. 


Il  P. 
Fer. 


NiK. 


Il  P. 

Fer. 

Sin. 

Il  P. 

Nin. 

Fer. 

Il  P. 

Nin. 

Fer. 

Il  P. 


Nin. 
Il  P. 


Fer. 
e  Win. 


ATTO 

(Ab  mi  bolle  nelle  vene  [Fer.  è  rientrato 
Il  furore  e  la  vendei ta  !  nel  coì  tile) 
Freme  il  nembo ,  e  la  saetta 
Già  comincia  a  balenar.  ) 

(Ma  frenarsi  qui  conviene; 

Colle  buone  vo’  tentar.  ) 

(  Ma  frenarsi  qui  conviene  : 

Ef?*  sol  mi  fa  tremar.)  (Fano  accenando 
a  la  figlia  e  F  altra  il  padre  ) 

Via,  deponi  quel  rigore; 

Tieni  meco,  e  lascia  far. 

"Vituperio!  Disonore!  (avanzandosi  con  ini- 
Abbastanza  ho  tollerato  peto) 

Uom  maturo  ,  e  magistrato, 

Vi  dovreste  vergognar. 

Ah  per  Bacco  !...  (  contro  a  Fer.) 

Rispettate  (alPod.) 

Il  pudore  e  1’  innocenza. 

Caro  padre,  oh  Dio!  prudenza. 

(  a  parte  a  F er.  ) 

Temerario! 

Non  gridate. 

Ci  volete  rovinar  ! 

Vieni  meco 


Sciagurato  ! 


(  a  Fer.  ) 

(  con  impeto  ) 
(a  parte  a  Fer.) 

(alla  Nin.  ) 
(  respingendolo) 
Rispettate  P  innocenza.  (  al  Pod.  ) 

Cos’  è  questa  impertinenza  ?  (  a  Fer.  ) 

Ah  partite  !  (  a  parte  a  Fer.) 

Sì ,  t’ intendo  !  (a parte  alla 
Nin .,  e  poi  si  ritira  lentamente) 
Brutto  vecchio ,  se  più  tardi  ...  — 

E  tu  senti,  (alla  Nin.  in  atto  di  prenderla 

per  mano  ) 

Mostro  orrendo!  (respingendolo) 
Trema,  ingrata!  Presto  o  tardi 
Te  la  voglio  far  pagar. 

(Infelice!  tu  mi  guardi, 

E  ti  debbo,  oh  Dio!  lasciar.) 


21 


a  o 


PRIMO 

(  Non  so  quel  che  farei  ; 

Smanio,  deliro  e  fremo. 

A  questo  passo  estremo 
Mi  sento  il  cor  scoppiar.  ) 

(  Intanto  che  esce  il  Podestà ,  e  che  la  Win.  pro¬ 
tende  le  braccia  a  suo  padre ,  il  quale  si  vede  salir 
la.  collina ,  la  gazza  scende  sulla  tavola ,  rapisce  un 
cucchi aj o  ^  e  se  ne  vola  via .  —  In  questo  momento 
cala  La  tela ,  e  si  cambia  la  scena  come  segue. 

SCENA  X. 

Stanza  terrena  in  casa  di  Fabrizio  : 
nel  fondo  una  porta. 

Pippo  :  quindi  Maictta  che  viene  dal  cortile  col  cane¬ 
stro  delle  posate;  e  in  fine  Ssacco. 

Pir.  O  pancia  mia,  tu  devi 

Quest*  oggi  esser  contenta}  e  cibi  e  vino 
io  te  ne  diedi  a  così  larga  mano 
Che  un  ministro  sembravo,  anzi  un  sultano. 
Isac.  Stringhe  e  ferri  da  calzette,  ecc.  {dalla  strada) 
Pip.  Vaitene  alla  malora. 

Nin.  II  merciajuolo!  ( entrando ) 

Come  opportuno  ei  viene!  —  Isacco,  Isacco? 

(  aprendo  la  porta,  che  mette  alla  strada  ) 
Isac.  Son  qua,  mia  cara  signorina.  {entra.) 

Nj\.  Pippo, 

Mi  par  che  voglia  piovere}  {con  imbarazzo) 
E  però  sarà  bene 
Di  ritirare  in  casa 

JLa  gabbia  delia  gazza  —  *)  Orsù,  vorrei  **) 

*)  {Pippo  esce )  **)  {ad  Isacco) 
Vender  questa  posata.  (  togliendosi  da  una 
tasca  del  grembiale  la  posata  datale  da  suo  padre) 
Isac.  Ed  io  compro. 

Ni.\.  Quanto  mi  date? 

Isac.  Questi  son  tre  scudi. 

Ni.\.  Andate,  andate } 

E  non  dite  a  nessun... 

Non  dubitate.  {via) 


Isac. 


ATTO 


22 


ATTO  XI. 

Ninetta,  subito  Lucia,  il  Podestà  ed  il  cancelliere 

Gregorio  ;  quindi  Fabrizio  e  Giannetto 

finalmente  Pippo. 

Aiiv.  Andiamo  tosto  a  deporre  entro  il  castagno 
Questo  denaro.  Oli  se  potessi  ancora 
Rivederti,  o  mio  padrei  (fa  per  uscire) 

Lue.  A  la  fraschetta  ! 

In  casa,  in  casa.  Se  ti  colgo  ancora... 

Air*.  Pazienza  !  è  d’  uopo  rih iniziar  per  ora.  ) 

Lue.  Eccovi  o  miei  signori,  quel  Giannetto  (pre¬ 
sentando  suo  figlio  al  P od.  ed  al  Cancella 
Che  si  fé’  tanto  onor.  (la  Lue.  si fà  recar 
dalla  Nin.  il  paniere  delle  posate ,  e  si 
mette  a  contarle  ) 

Il  P.  (a  Gian.)  Me  ne  rallegro. 

Io  lessi  ne’ giornali. 

Più  volte  il  vostro  nome;  e  ben  rammento 
E  la  bandiera  che  di  man  toglieste 
Air  inimico,  e  i  due  cavalli  uccisi 
Sotto  di  voi.  Sì  giovine  ,  e  sì  prode... 

Già.  Degno  ancora  non  son  di  tanta  lode. 

Fab.  Bravo!  —  Che  ve  ne  pare?  (al  P.  ed  al  Cane.) 
Lue.  E  nove,  e  dieci , 

Ed  undici.  -  Stordita!  ecco  qui  manca (allaNin.) 
Ora  un  un  cucchiajo. 
pUv.  Come  ? 

Lue.  Sì ,  un  cucchiajo. 

Conta  pure  tu  stessa.  *)  -  Eh!  che  ne  dite?**) 
*)  (la  Nin.  si  pone  a  contar  le  posate  ) 
**)  (  rivolgendosi  agli  altri  ) 

Oggi  mancò  un  cucchiajo*,  l’altro  giorno 
Si  perse  una  forchetta.  Ah  questo  è  troppo  ! 
Il  P.  E  giusto  il  vostro  sdegno  : 

Qui  ci  sono  de'  ladri.  Esaminiamo, 
Processiamo.  —  Gregorio. 


PRIMO  23 

In  casa  di  Messere 
Fabrizio  Fingradito 
E  stato  oggi  rapito... 

Già.  Rapito,  do  ;  smarrito. 

Il  P.  Zitto  !  vuol  dir  lo  stesso.  — 

Rapito.  Avete  messo?  (  al  Cancell .) 
Un  cucchiajo  d‘  argento 
Ver  uso  di  mangiar. 

Ni;v.Gn./(  Che  bestia!  che  giumento!  (additi,  il  V  od.) 

e  Fab.  !  Mi  sento  a  rosicar. 

Pip.  i(  Che  testa!  che  talento!  (idem) 

a6/  Mi  fa  trasecolar.  ) 

Il  P.  ì(  La  rabbia  ancor  mi  sento  5 
I  Mi  voglio  vendicar.  ) 

Lue.  r(  Pentita  già  mi  sento  ; 

Colui  mi  fa  tremar.  )  (idem) 

Il  P.  Di  tuo  padre  quale  è  il  nome?  (alla  Nin.) 
Win.  Fernando  Yillabella 

Il  P.  Yillabella!  Come,  come?  — 

Ora  intendo,  furfantella  : 

Quel  briccone  era  tuo  padre. 

Ma  paventa  !  le  mie  squadre 
Lo  sapranno  accalappiar. 

Già.,  Fa  b.,  Lue.  e  Pip. 

Quale  enigma  ! 

Il  P.  Eh  !  nulla,  nulla. 

Questa  semplice  fanciulla 
Ae  vuol  tutti  corbellar. 

Win.  Più  non  resisto  ,  oh  Dio  !  (  si  leva  dal 

grembiale  il  fazzoletto  per  asciugarsi  le 
lagrime ,  e  rovescia  in  terra  il  denaro 
ricevuto  da  Isacco  ) 

Lue.  Ma  che  denaro  è  questo?  (con  mai'avig.) 

Wen.  È  mio,  signora;  è  mio.  (  racco  gl.  affanni) 

Lue.  Eh  !  tu  mentisci. 

Il  P.  Presto, 

Scrivete.  (al  Cariceli.  ) 

Win.  #  Ye  lo  giuro  ; 

E  mio,  è  mio ,  signora. 


24  ATTO 

Pip.  È  suo,  ve  l’assicuro: 

Isacco  a  lei  lo  diè. 

Il  Pod.,  Lue.,  Fab.  e  Gian. 

Isacco  !  (  con  istupore  ) 

Il  P.  Ed  a  qual  titolo?  (  a  Vippo  ) 

Pip.  Per  certe  cianciafruscole 

Che  a  lui  pur  or  vendè. 

Il  P.  Per  certe  cianciafruscole  !...  (  ironicamente 

Cioè  ?  alla  Ninetta  ) 

Ain.  Parlar  non  posso. 

Il  P.  Caduta  sei  nel  fosso. 

Già.  Tacete.  *)  —  Scopri  il  vero.  **) 

*)  [con  ira  al  P od.  )  **)  (con  passione 

A'in.  Aon  posso!  alla  Ninetta) 

Già.  Deh!  rispondi!  (insistendo  con 

Lue.  Tu  tremi}  ti  confondi.  viva  passione ) 

A  in.  Io,  no,  signora}...  io  spero... 

Il  P.  Inutile  speranza  ! 

Rimedio  più  non  v’  è. 

a  6 

Ain.  (Io  perdo  la  costanza} 

Che  ne  sarà  di  me  !  ) 

Gia.Fab.  (Ah  questa  circostanza 
e  Lue.  Mi  porta  fuor  di  me  ) 

Pip.  (  Oh  fiera  circostanza  ! 

Io  sono  fuor  di  me.  ) 

Il  P.  (  Ornai  più  non  t’  avanza 

Che  di  venir  con  me.  )  (con  visibile  gioia) 
Già.  Si  chiami  Isacco.  ( con  impeto) 

Pip.  Subito  (in  atto  di  partire) 

Fab.  In  piazza  il  troverai  (a  Vippo  che  parte 

immediatamente) 

a  4 

Lue. Fab.  Possano  tanti  guai 
e  Già.  Alfin  terminar!  (intanto  il  Vod.  esamina 
Am.  (Oh  padre!  tu  lo  sai  il  processo) 

S’  io  posso  favellar  ) 


Il  P. 
N  in. 


Il  P. 


Nix. 

Il  P. 


Nix. 


a  5 


Fab.Ltjc. 
e  Già. 


PRIMO 

Quel  denaro  a  me  porgete  (alla  Nin.) 

(Che  pretende?  O  Numi,  ajuto!  ) 

(i consegna  il  denaro  al  Vodestà) 
All’  Ufficio  è  devoluto 

(si  pone  in  tasca  il  denaro  ) 
Oh  crudel  fatalità  1 

Ì(La  superbia  e  1’  ardimento  (add.  la  Nin.) 
Ti  farò  ben  io  passar 
Già  vicino  è  il  mio  momento 
Di  godere  e  trionfar.  ) 

(Padre  mio,  per  te  mi  sente 
Questo  core  a  lacerar  f, 

'  E  ,  per  mio  maggior  tormento  , 

I  Non  ti  posso,  oh  Dio,  giovar!) 

!  (Quel  pallor,  quel  turbamento  (idem) 
I  Mi  fa  1’  alma  in  sen  tremar  : 

Ora  spero,  ed  or  pavento^ 
v  Che  mai  deggio  ,  oh  Dio  ,  pensar  !  ) 


SCENA  XII. 


Pippo  con  Estsce©  e  detti. 


I  sac.  Isacco  chiamaste.  (con  umiltà) 

II  P.  Che  cosa  compraste  (ad  Isac.  additan¬ 

dogli  la  Nin.  ) 


Da  lei  poco  fa  ? 

Isac.  Un  solo  cucchiajo 

Con  una  forchetta. 

Già.  Ninetta!  Ninetta! 

Tu  dunque  sei  rea? 
f  (  Ed  io  la  credea 

\  L’ istessa  onestà!) 

Il P.Fab.  j  Convinta  è  la  rea  \ 
e  Lue.  »  Più  dubbio  non  v’  ha. 

Pip.  /  Ah  s’  io  prevedea! . .  . 

(  Ma  come  si  fa  ? 

Nix.  Ov’è  la  posata?  (ad  Isac.  con  risolutezza) 
Mostrate;  —  e  vedrete.  ( agli  altri  ) 


(  titubando  ) 
(  coll  accento  della 
— •  disperazione  ) 


(ciascuno  con 
diverso  affetto  ) 


2r>  ATTO 

Isac.  Che  mai  mi  chiedete  ? 

Venduta  T  ho  già. 

Nw.  Destin  terribile  ! 

Il  P.  Ma  fate  presto,  {al  Cariceli,  dopo  aoei'gli 

parlato  alV  orecchio.  Il  Cane,  parte  subito  ) 
Già.  Ouai  cifre  y’ erano?  {con  imp.  ad  Isac.) 

Nm.  (  Ancora  questo!  {colV accento  della 

Le  stesse  lettere!...  disperazione) 
Misera  me! 

Isac.  Eravi  un  F  {dopo  aver  alquanto  pensato) 
Ed  un  V  insieme. 

Tutti  fuorché  il  Pod.  ed  Isacco. 

IMi  sento  opprimere  } 

Non  v’  è  più  speme  } 

Sorte  più  barbara  , 

Oh  Dio,  non  v*1  è  ! 

JL  1  '  Ulene,  benissimo! 

|  Non  y’  è  più  speme, 
r  (Tu  stessa  chiedermi 
v  Dovrai  mercè.  ) 

Già.  Ma  qual  romore  ! 

Tutti  ,  fuorché  il  Podestà. 

La  forza  armata  ! 

Gia.Fab.  i  Ah  mio  signore,  {al  P od.) 

Luc.cPip.  |  Pietà,  pietà! 

SCENA  XIII. 

3  suddetti:  alla  testa  dei  soldati  ;  molti  abi¬ 

tatori  del  villaggio,  e  tutti  i  famigli  di  fatirizio. 

11.  P.  In  prigione  costei  sia  condotta.  (  alle  guar¬ 
die  ?  accennando  la  Nin.  ) 
Già.  Giuro  al  cielo!  fermate,  o  temete.  .. 

(  opponendosi  alle  guardie  ) 


Il  P.  Obbedite. 


PRIMO  a  7 

Ni  iv.  Gran  Dio  ! 

Fab.  Lue.  Pip.  Sospendete  (  al  Voci.  ) 

Il  P.  Non  lo  posso.  —  I  miei  cenni  adempite. 

(  alle  guardie  ) 

Ni*.  Lue.  Fab.  Pip  Isac.  e  Coro. 

Oh  destin  !  (  le  guardie  circondano  la  Nin.  ) 
Già.  Questo  è  troppo  !  —  Sentite. 

(  al  P od.  ) 

a  a 

Il  P.  Sono  sordo  (Ora  è  mia  ;  son  contento. 

A  sei  giunto,  felice  momento  1 
Lo  spavento  piegar  la  farà.  ) 

Nuv.  Mille  affetti  nel  petto  mi  sento } 

Lo  spavento  gelare  mi  fa. 

Già.  Fab.  Lue.  Pip.  e  Coro. 

Mille  furie  nel  petto  mi  sento  } 

I  suddetti  ed  Isacco. 

Lo  spavento  gelare  mi  fa. 

Nuv.  Ali  Giannetto  1 

Già.  Mio  ben  1  .  .  .  (  i  due  amanti  si 

abbmcciano  ) 

Il  P.  Separateli,  (alle  guard.) 

Nun.  Già.  Oh  crudeli! 

Tutti  gli  altri ,  fuorché  il  Podestà. 

Che  orrore 

jL  p  Legatela  (idem) 

Già.  Far.  Lue.  e  Pip. 

Ah  signore  !...  (al  V od.  supplicando  ) 
1L  p.  Non  più  —  Strascinatela. 

(alle  guardie) 

Nirv.  lo  vi  lascio  !  (  ci  Già.  Fab.  e  Lue.  ) 

Già.  Fab.  Lue.  Ninetta  ! 

Il  p.  Finiamola.  (  con  impeto) 


2,8 


ATTO  PRIMO 


Tutti,  fuorché  Nm.  e  il  Pon. 

!Chi  gli  vibra  un  pugnale  nel  seno  ! 

(  ad  dittando  il  Vod. 
Vorrei  far  tutto  a  brani  quel  cor. 

Ah  di  me  ricordatevi  almeno  $  ( a  Già.  Fab. 

Compiangete  il  mio  povero  cor.  e  Lue.) 
(Ah  la  gioja  mi  brilla  nel  seno! 

Più  non  perdo  sì  dolce  tesor.  ( add .  Nin.) 
(  Il  Pod.  ed  il  Cane,  escono  colle  guardie ,  le  quali 
conducono  via  la  Nin.  .  attraversando  la  folla  de 
contadini.  E  tutti  gli  altri  formano  un  quadro  di 
costernazione ,  e  cala  il  sipario.  ) 


FINE  DELL"  ATTO  PRIMO. 


SCENA  PRIMA 
Prigione  nella  Podesteria. 

Antonio ,  subito  Ninetta, 

Ant.  In  quell’ orrendo  carcere  rinchiusa 

(  additando  il  carcere  di  Ninetta  ) 
Geme  la  poveretta  !  Ali  chi  potila 
Del  misero  suo  stato 
Non  sentire  pietà?  Cara  fanciulla, 

Io  vo’  cercare  almeno 

D’alleviare  i  tuoi  strazj.  Ehi,  mia  signora... 
Ant.  dice  queste  ultime  parole  aprendo  la  porta 
del  carcere  di  Nin ,  e  chiamandola  dalla  soglia) 
Nix.  Ahimè!  ( didentro ) 

Ant.  Deh  !  non  temete  : 

Sono  Antonio-,  sorgete...  (  entrando  nel  carcere) 
Venite  qui,  venite  (  uscendo  dal  carcere 

colla  Ninetta  per  mano  ) 
A  respirare,  ed  a  godere  almeno 
Un  po'  di  luce. 

Nuv.  Ah  quanto  vi  son  grata!  — 

Conosciete  voi  Pippo? 

Ant.  Il  servo... 

Nin.  Appunto. 

Se  poteste,  di  grazia , 

Farlo  tosto  avvertito 
Ch’io  gli  vorrei  parlar... 


ATTO 


Ant.  Uhm  !  non  saprei... 

Vedrem...  procureremo... 

Podestà,  podestà  tu  me  1’  hai  fatta. 

Le  cose  questa  volta 

In  regola  non  vanno.  Ah  piaccia  al  cielo  !... 

(  x1’  ode  battere  alla  porta  ) 

SCENA  II. 

Pappo,  e  detti. 

Pip.  Cara  amica 

Nix.  ilo  bisogno  di  te.  (  a  Pippo  ) 

Art.  Poche  parole,  (a  Nili.) 

Vedete  :  io  vo  frattanto 

A  far  la  sentinella.  (  via  ) 

Pip.  In  ciò  che  posso , 

Quel  poco  ch?  io  possiedo, 

Volontieri  ve  1’  olì'ro. 

Nix.  ??Ah  no:  mio  Pippo, 

(  togliendosi  frattanto  dal  collo  la  croce) 
»  Abusarmi  non  voglio 

??Del  tuo  buon  cor  !  Solo  ti  chiedo  in  presto 
??Tre  scudi,  che  andrai  tosto 
?jA  portare  là  dove 

wOr  ti  dirò.  ^Questa  mia  croce  in  pegno... 
??Adagio,  adagio.  Dove 
?j  Portar  debbo  il  denaro  ? 

j^Hai  tu  presente 
”Quel  gran  castagno  che  si  trova  dietro 
55 Al  viciu  colle? 

55E  che  scavato  è  in  modo 
^Che  un  uom  vi  si  potrebbe 
5?Quasi  quasi  appiattar... 

55SÌ  quello  appunto. 

»Là  dentro  ti  scongiuro 
55DÌ  riporre  il  denaro  innanzi  sera. 

«Dentro  il  vecchio  castagno!...  ( maravigliato ) 
55S1  ;  ma  che  niun  ti  vegga. 

/  O  w 


Pip. 

Nix. 

Pip. 

Nix. 

Pip. 

Nix. 


Pip. 

Nix 

Pip. 


Ni  x 


Pip. 


Ni: 


Pip. 

Nix 


Pip. 


SECONDO 

«Siamo  intesi.  I  in  atto  di 

»Ma  Pippo?  e  questa  croce  '  partire) 

«Che  ti  scordavi 

«Io  non  mi  scordo  nulla. 

«Tenetela  vi  prego. 

55 Se  la  ricusi,  non  accetto  anch’  io 
offerta  tua. 

»Yi  sfido. 

5’0ra  che  so  quello  che  fare  io  debbo. 

«Nessun  più  mi  trattiene. 

«  È  pure  un  gran  piacere  il  far  del  bene! 

(c.  s.  trattenendolo  ) 

Deh  pensa  che  domani  , 

Oggi  fors  anco,  non  sarà  più  mio 

Quest"  ornamento  ! 

Ohibò  !  non  lo  credete  : 

Esser  non  può  ;  mel  dice  il  cor. ..tenete. 

E  ben,  per  mia  memoria 
La  serberai  tu  stesso  : 

Non  hai  più  scuse  adesso 
Di  rifiutarla  ancor. 

Pegno  adorato,  ah  sempre 

Con  Pippo  tu  starai:  ( baciando  la  croce) 
Compagno  mio  sarai 
Fin  che  mi  batte  il  cor. 


a  2, 

(Mi  cadono  le  lagrime; 

3F  opprime  il  suo  dolor  ! 

Un’  anima  sì  tenera 

Mi  fia  presente  ognor.  ) 

Nix  A  mio  nome,  deh  consegua 

Questo  anello  al  mio  Giannetto. 
Pip.  Tanta  fede,  eguale  affetto 

Ah  veduto  mai  non  ho  ! 

Nix  Digli  insieme  che  lui  solo 

Fino  all’ultimo  sospiro:... 

Ma  non  dirgli  che  il  mio  duolo... 
Questo  core...  Ah  eh  io  deliro! 

Il  mio  ben  più  non  vedrò. 


32  ATTO 

Pip.  Per  carità,  cessate  ! 

Sì  sì...  non  dubitate... 

Tutto  farò...  dirò.  (in  atto  di  partire) 
Nin.  Non  t’  obliar  ... 

Pip.  Che  dite!  (vivamente  comm.) 

Sapete  chi  son  io. 

Nin.  Povero  Pippo,  addio. 

a  2 

Pip.  Addio!...  (Se  ancor  qui  resto, 

Mi  scoppia  il  seno  il  cor.  ) 

Nin.  1/  ultimo  istante  è  questo 

Che  ci  vediamo  ancor. 

Pip.  (  Vedo  in  quegli  occhi  il  pianto  \ 

Ma  ve'  che  piango  aneli’  io!  ) 

Nin.  (  Yedo  in  quegli  occhi  il  pianto, 

E  la  cagion  son  io.  ) 

Pip.  e  (  Dove  si  trova,  ho  Dio  ! 

Niei.  Un  piu  sincero  amor? 

Addio!...  (  Se  ancor  qui  resto  , 

Mi  scoppia  in  seno  il  cor.)  (Nin.  entra 
nella  sua  carcere ,  e  Vip.  se  ne  parte) 

SCENA  ìli. 

Stanza  terrena  in  casa  di  Fabrizio» 

? 

come  nell’Atto  primo. 

Liscia  e  Les»aìaE2c!©. 

Lue.  Chi  è?  —  Fernando!  oli  Dio! 

Ver.  Mia  cara  amica , 

Che  nessuno  ci  ascolti!  —  Ov’ è  Ninetta? 
Lue.  Ninetta!..  Deh  fuggite!  (piange) 

Feb.  Ma  che  vuol  dir  quel  piantò? 

Lue.  Ah  non  m’interrogate! 

Fek.  Voi  mi  fate  gelar  !...  (Entro  il  castagno 
Ancor  non  pose...  Un  nero 


Lue. 

Fer. 

Lue, 

Fer. 

Lue. 


Fer. 


« 


SECONDO  33 

Presentimento...  Che  pensare?...  )  —  E  bene 
Che  fa  ?  Deh  rispondete  ! 

Ah  se  sapeste: 

Accusata  di  furto... 

La  mia  figlia? 

Sì ,  dessa. 

Come?...  Esser  non  può.  Seguite. 
Innanzi  al  tribunale 
Forse  in  questo  momento 
È  giudicata. 

Eterni  Dei  che  sento. 

Ah  no,  non  ha  più  lagrime 
Il  ciglio  inarridito 
Manca  la  speme  all’  anima 
La  pace  al  cor  ferito, 

Il  Ciel  di  fosco  ammanto 
Per  me  si  circondò  : 

Yalle  di  amaro  pianto 
La  terra  a  me  tornò. 

Del  più  soave  palpito 
Balzar  sperava  il  core 
Parea  placato  arridermi 
Il  fato  mentitore , 

Ma  1’  estasi  svanita 

In  preda  a  rio  dolor 

Funesta  è  a  me  la  vita 

Senza  la  figlia  ancor.  ( partono ) 


34 


ATTO 


SCENA  IY. 

Sala  del  Tribunale  nella  Podesteria. 


Pretore,  Giudici,  un  Usciere,  il  Podestà,  Gian¬ 
netto.  Fabrizio,  Popolo,  Gnardie  alle  porte. 


(1  Giudici  sono  (issisi  sui  loro  sedili ,  in  mezzo  ad 
essi  è  il  Pretore ,  innanzi  al  quale  è  collocato  un  ta¬ 
volino.  —  Il  Podestà ,  presente  alla  sessione , 
una  sedia  a  parte .  - —  Da 

spettatore*  fra  cui  si  distinguono  Giannetto  e  Fabri¬ 
zio  —  AlV  alzarsi  della  tenda ,  vede  l  Usciere  che 
va  raccogliendo  i  voti  nelV  urna.  Una  musica  tetra 
annunzia  questo  terribile  momento.  L  Uscieie  rac¬ 
colti  ivoti ,  consegna  V  urna  al  Pretore ,  1/  fro¬ 

dato  che  tutte  le  palle  sono  nere ,  esclama  : 


Pret.  A  pieni  voti  è  condannata. 

Già.  Oh  cielo, 

E  tu  lo  soffri  ? 

Pret.  Zitto! 

Fab#  Abbi  prudenza  ! 

Pret.  Venga  la  rea.  —  *)  Stendete  la  sentenza.  ftó) 

*)  ( alV  Usciere ,  c/*e  parte  subito) 
**)  (ad  uno  dei  giudici) 

Pret.  e  Gied.  Tremale,  o  popoli, 

A  tale  esempio! 

Questo  è  di  Temide 
L’  augusto  tempio  : 

Diva  terribile, 

Inesorabile , 

Che  in  lance  pondera 
L’  umano  oprar  : 


SECONDO 
Il  giusto  libera  , 
Protegge  e  vendica:. 
Ma  sempre  il  fulmine 
Sovra  il  colpevole 
Giugne  a  scagliar. 

SCENA  Y. 


Ninetta  e  detti. 


(  Ninetta  entra  accompagnata  da  alcune  guardie 
che  subito  si  ritirano ,  è  preceduta  dalV  Usciere  il 
quale  le  indica  il  luogo  ov*  ella  debbe  fermarsi) 


Pret.  Infelice  donzella, 

Ornai  piu  non  vi  resta 

Che  sperare  nel  ciel.  —  Signor,  porgete, 

(  facendosi  dare  la  sentenza 
dal  giudice  che  V  ha  stesa) 
Considerando  che  la  nominata 
Ninetta  Villàbeìla  è  rea  convinta 
Di  domestico  furto  $  a  pieni  voti , 

Ed  a  tenor  delle  vigenti  leggi , 

Il  regio  Tribunale 
La  condanna  alla  pena  capitale. 


Tutti  ,  fuorché  il  Pretore  ed  i  Giudici. 

Ahi  qual  colpo  !...  Già  d  intorno 
Ulular  la  morte  ascolto: 

in  ocni 


Già  dipinto  voll° 

Miro  il  duolo  ed  il  terror  ! 
Già.  Aspettate  *,  sospendete  : 

Voi  punite  un’innocente:, 
Un  arcano,  ah  non  sapete! 
La  meschina  chiude  in  cor. 


(ai  Giud.) 


36  ATTO 

Tutti,  eccetto  il  Pretore  ed  i  Giudici. 

Un  arcano  ! 

Il  Pret.  ed  i  Giud.  E  ben  parlate.  [alla  Nin.) 

Win.  Rispettate  il  mio  silenzio. 

Già.  Ah  Ninetta! 

Far.  e  Pip.  Palesate. 

a  4 

Nin.  Non  crescete  il  mio  dolor. 

Il  P.  (  Maledico  il  mio  furor.  ) 

Già.  Far.  Mi  si  spezza  a  brani  il  cor  ! 

Il  Pretore  e  i  Giud. 

Ella  tace  :  e  ben  sia  tratta 

Al  supplizio.  {alle  guardie) 

S€ENA  VI. 

Vernando  che  entra  impetuosamente,  e  detti. 


F'er.  Ah  no  !  fermate 

Nin.  Voi  qui  Padre  ! 

Già.  Far.  il  Pod.  Chi  vegg’io? 

Fer.  Vengo  a  voi  col  sangue  mio  {ai  Giudici) 
La  mia  figlia  a  liberar. 


a  4 

Nin.  (  Infelice  !  Possa  il  cielo 

I  suoi  giorni  almen  serbar  ! 

Fer.  I  miei  sforzi  ed  il  mio  zelo 

Possa  il  cielo  coronar  ! 

Già.  e  Oli  coraggio!  Possa  il  cielo 
Far.  Tanto  zelo  secondar! 

Il  P.  Signori }  è  quello,  è  quello  (  alzatosi  ) 

II  disertor  che  preme 

Ecco  gl’  indizi,  —  e  insieme 


SECONDO  3; 

Yi  troverete  F  ordine 

Di  farlo  imprigionar.  ( consegna  al  Pret. 

un  foglio  ) 

Il  Pretore  ed  i  Giud. 

Guardie. 

Nin.  Già.  Fab.  Gran  Dio  ! 

Il  Pret.  ed  i  Giud.  Fermatelo.  (  le  guardie 

circondano  Fer .  ) 

Nin.  Già.  Fab.  Oh  cielo!  e  fia  pur  vero? 

Fer.  Son  vostro  prigioniero  ; 

Il  capo  mio  troncate  ; 

JVIa  il  sangue  risparmiate 
D’  un’  innocente  vittima 
Che  non  si  sa  scolpar. 

Il  Pretore  ed  i  Giud. 

La  sentenza  è  pronunziata; 

Più  nessun  la  può  cambiar. 

Fer.  Ma  dunque?... 

Il  Pret.  ed  i  Giud.  L’  uno  in  carcere. 

E  1’  altro  sul  patibolo. 

La  legge  è  innalterabile  ; 

Il  reo  perir  dovrà. 

Fer.  Nin.  Già.  Fab.  il  Pod. 

Che  abisso  di  pene! 

Mi  perdo,  deliro. 

Più  fiero  martiro 
L’  Averno  non  ha 
Un  padre  ,  una  figlia 
Tra’  ceppi,  alla  scure  ! 

A  tante  sciagure 
Chi  mai  reggerà! 

Il  Pret.  ed  i  Giud. 

Guardie ,  olà. 

Fab.  e  Gu.  Più  non  poss'  i0 

Tollerar... 


38  ATTO 

I  sudd.  Fer.  ed  il  P,  Son  fuor  di  mel 

Che  faceste,  padre  mio! 

Per  voi  solo  io  vado  a  morte; 

E  voi  stesso  alle  ritorte 
Yolontario  offrite  il  piè. 

Fer.  Che  dicesti  ? 

Fer.  Già.  Far.  Parla*,  spiegati, 

Il  Pret.  ed  i  Giud. 

\ria,  si  tronchi  ogni  dimora } 

Alla  carcere,  al  supplizio. 

Pfiiv.  Ah  mio  padre.,  in  pria  eh’  io  mora  !... 

(in  atto  di  volere  da  lui  un  amplesso) 
Fer.  Figlia  !  —  Barbari  .  lasciatemi  (  alle 

guardie  che  lo  trattengono  ) 

Jl  Pret.  ed  i  Giud. 

Eseguite.  (  alle  guardie  le  quali  Janno 

subito  per  Strascinar  via  Nin.e  Fern.) 
Fer.  e  Nin.  Oh  Dio,  soccorso  ! 

Già.  e  Far.  Ah  Ninetta  ! 

II  Pod.  (  Qual  simorso  ) 

Nuv.  Mio  Giannetto!  mio  Fabbrizio! 

Il  Pret.  ed  i  Giud. 

Alla  carcere^  al  supplizio  (alle  guardie) 

Tutti,  fuorché  il  Pret.  ed  i  Giud. 

Ah  neppur  1’  estremo  amplesso! 

Questa  è  troppa  crudeltà. 

Sino  il  pianto  è  negato  al  mio  ciglio  \ 
Entro  il  seno  s’  arresta  il  sospir. 

Dio  possente,  mercede,  consiglio; 

Tu  nr  aita  il  mio  fato  a  soffrir. 

Il  Pret.  i  Giud.  ed  il  Pod. 

(  Ali  già  il  pianto  mi  spunta  sul  ciglio! 
Tanto  strazio  mi  fa  impietosir. 


SECONDO  39 

Ma  la  legge  non  ode  consiglio  ^ 

Noi  dobbiamo  alla  lecere  ubbidir.  ) 

{  Le  guardie  dalV  una  parte  conducono  Fer.  alla 
carcere  ;  dalV  altra  la  Win.  al  luogo  del  supplizio. 
Il  Pret i  Giud.  ed  il  P od.  si  ritirano.  Tutti  gli  altri 
partono  costernati.  ) 

SCENA.  VII. 


Villaggio.  Alla  destra  dello  spettatore  si  vede  il 
campanile  ed  una  parte  della  chiesa:  verso  la  cima 
del  campanile  sporge  in  fuori  un  piccolo  ponte  ad  uso 
di  far  delle  riparazioni  —  Alla  sinistra  è  collocata  la 
porta  maggiore  della  Podesteria.  Alla  destra,  si  vede 
una  piccola  porta,  che  è  quella  dell’orto  della  casa 
di  Fabrizio. 


Pippo;  quindi  Giorgio,  e  in  fine  intoBiio. 

;  4  * 

Pip.  Ora  che  nel  castagno 

Ho  riposto  il  denaro,  veder  bramo 
Quanto  mi  avanza  ancor.  —  *)  Sono  più  ricco 
)  {siede  sooj a  una  panchina  di  sasso  pi'esso 
l  01  to  di  Fab. ,  e  conta  il  suo  denaro  ) 
Di  quel  che  mi  credea...  Ah  questa  lira 
Nuova  di  zecca,  me  la  diè  Ninetta 
TJn  ceito  gioì  no \)...  dunque  a  parte:  insieme 
Tu  starai  colla  croce.  *)  —  Ah  brutta  diavola. 

*)  {mette  a  parte  la  lira ,  e  in  questo  mo¬ 
mento  compare  la  gazza  sala  porta  delV  orto  ) 
Che  fai  lì  ?  Se  ti  colgo  . . . 

Gior.  Con  chi  1’  hai  ? 

Pip.  Con  quella  gazza  infame  *)  -  Oh!  ecco  Antonio. 

*)  ( alzandosi ) 

E  ben  che  nuove  abbiamo  ?  (  ad  Ant.  ) 

E  la  Ninetta?... 


4o  ATTO 

Ant.  Ahimè  !  tulio  è  finito. 

Pip.  Podestà  scellerato!  (qui,  la  gazza  discende 
sulla  panchina }  rapisce  la  lira  messa  in  di¬ 
sparte  ,  e  se  ne  vola  sul  campanile) 
Giob.  Oh  guarda  ,  guarda. 

(  adittandogli  la  gazza  ) 
Pip.  Briccona  !  E  giustamente 
Rubarmi  la  moneta 

Che  tanto  mi  premeva.  Ah  birba  ,  birba  ! 
Eccola  là  sul  ponte.  Oh  se  potessi 
Arrampicarmi  ,  forse 
Troverei  la  mia  lira.  Vo’  provarmi 
Ant.  Andiamo  insieme 

Pip.  Gazzaccia  maledetta  !  (  Pip,  e 

Ant.  corrono  via  ) 

Gior.  Ah  ahà,  non  correr  tanto,  che  ti  aspetta. 

SCENA  Vili. 


Ninetta  in  mezzo  alle  guardie  discende  dalla  gradinata 
della  Podesteria,,  e  s*  avvia  lentamente  verso  la  contrada 
che  gira  dietro  alla  chiesa  :  essa  è  preceduta  e  seguita 
dagli  abitatori  del  villaggio. 


Coro  Infelice  9  sventurata  , 

Ti  rassegna  alla  tua  sorte  : 

No  ,  crudel  non  è  la  morte 
Quando  è  termine  al  mari  ir. 

Nin.  Deh  tu  reggi  in  tal  momento  ( soffermandosi 

davanti  alla  chieda) 
Il  mio  cor  ,  pietoso  Iddio  ! 

Deh  proteggi  il  padre  mio , 

E  ti  basti  il  mio  morir  ! 

Or  guidatemi  alla  morte.  (  alle  guardie 
Si  finisca  di  soffrir. 


SECONDO 
Coro  e  Giorgio, 


4* 


Ah  farebbe  la  sua  sorte 
Anche  un  sasso  intenerir  ! 

(  La  Ninetta  prosegue  il  suo  cammino  ,  seguitata 
dal  popolo  ?  e  ben  tosto  si  toglie  agli  sguardi 
degli  spettatori  —  Terminata  la  funebre  mar¬ 
cia  ,  Giorgio  attraversa  la  scena  lentamente  e 
costernato  ). 


SCENA  IX. 


Giorgio^  Pippo1  ed  Antonio  nel  campanile;  e  poscia 

Giannetto,  Fabrizio,  Fucia ;  e  diversi  famigli. 


Pip.  Giorgio,  Giorgio?  Oh  me  felice!  (sul ponte 

del  campanile ,  tirando  a  se  qualche  cosa 
da  un  buco  in  cui  egli  aveva  intruso  il 
braccio.  Intanto  la  gazza  è  volata  via) 
Gior.  E  così  9  che  cosa  è  stato  ? 

Pip.  Tutto,  tutto  ho  ritrovato: 

Guarda  \  guarda  \  *)  avvisa  ,  grida.  — 

*)  ( mostrandogli  la  posata) 
Att.  Non  lasciamola  ammazzar! 

Gior.  Sei  tu  pazzo? 

Ant.  e  Pip.  Olà,  fermate:  ( vedendo  da 

lungi  il  convoglio  ,  e  gridando  a  tutta  voce  ) 
Dove  andate?  cosa  fate? 

Non  mi  vogliono  ascoltar  ? 

Pip.  Inumani,  andrò  ben  io...  (  Pip.  e  Ant. 

m  rientrano  nel  campanile  ) 

(iiOR.  H  compiango,  amico  mio: 

11  cervello  se  n^  è  andato.  (  Pip.  e  Ant. 

suonano  una  campana  a  tutta  forza  ) 
yme  Iracasso  indiavolato  ! 

)h  che  pazzo  da  le^rar  ! 


4*  atto 

Già.  Che  vuol  dir?  ( uscendo  precipito sameate 

dalV  orto  ) 

Far  e  Lue.  Che  cosa  avvenne?  {idem,  e 

dietro  loro  alcuni  famigli  ) 

Ant.cPip.  Innocente  è  la  Ninetta.  (  ricomparendo  sul 

ponte  ) 

Tutti  fuorché  Pippo  e  àrtovio 
Innocente  ! 

ànt  e  Pip.  Innocentissima. 

Pii».  11  cucchiajo  ,  la  forchetta  , 

La  mia  lira  ,  è  tutto  qua. 

Art.  Quella  gazza  maledetta 
Fu  la  ladra. 

Già.  Fa b.  Lue.  Gior.  Giusto  cielo  ! 

Gli  stessi  col  Cono. 

Caso  eguale  non  si  dà. 

Pii».  Padrona,  spiegate 

Il  vostro  grembiale.  (  Pippo  getta .  giù  la 
posata  nel  grembiale  di  Lue.  ) 

FAB.eGu.  È  <less° ;  mirate;  (uno  prende  subita- 

a 

mente  la  forchetta ,  e  V  altro  il  cucchiajo 

che  mostrano  alla  Lue.  ) 

1  suddetti  e  Coro. 

11  colpo  fatale 

Corriamo  a  impedir. 

Lue.  Gior.  Pip.  Art. 

Il  colpo  fatale 

Correte  a  impedir..  ( Fah .  e  Già.  colla 
posata  ,  corrono  aia ,  e  dietro  ad  essi  i  fam  igli 
Pippo  e  Antonio  rientrano  nel  campanile  ,  e 

suonano  di  nuovo  a  martell  o  ) 


SECONDO 


43 


SCENA  X. 

Il  Pod.  e  suddetti,  fuorché  Giannetto  e  ffalferizio. 


Il  P.  Che  scampanare  è  questo  ! 

Che  cosa  è  mai  successo  ? 

Lue.  Del  mio  piacer  1’  eccesso  (  correndogli  in - 
Non  vi  saprei  spiegar.  contro  ) 

Il  P.  Io  non  capisco  niente. 

Lue.  La  povera  Ninetta 

Pur  troppo  era  innocente  — 

Ah  cari  amici  miei  (  a  Gior.  ed  al  P od.) 
Andiamola  a  incontrar. 

Gioì;.  Andiamola  a  incontrar. 

Il  P.  Mi  sembra  di  sognar  (  mentre  la  Lue.  con 
Gior.  fanno  ptr  incamminarsi ,  s*  ode  il 

popolo  che  grida  ) 

Cono  \ iva  9  viva  la  Ninetta  , 

La  sua  fede,  il  suo  candor. 

Pip.  Viene  ,  viene. 


SCENA  XI.  ED  ULTIMA 


I  suddetti,  Ninetta.  ffaiirizio,  Giannetto.  Abitanti, 
Guardie;  Pippo,  Antonio,  poscia  Ernesto  con  ferii. 


(  L(lm  N  inetta  è  assisa  sopra  un  coito  ,  adoniaio  al- 

*  lnJretta  di  rami  di  fiori  „  e  tirato  da  alcuni  con¬ 
tadini),  J 


%  Figlia  mia!  ( corr .  incontro  a  Nin. 

L  rilasci  la  Ninetta  {  leggendo  ciò  che  sta 
scritto  in  una  carta  clF  egli  cons.  al  Pod. 
Vue$ta  ®  roano  del  Pretor. 


^  44  ATTO 

Fab. Già. Quanto  meno  il  cor  l’aspetta, 
e  Lue.  Sembra  al  giubilo  maggior. 

Il  Pod.  (Quanto  costa  una  vendetta 

Di  rimorsi  ho  pieno  il  cor.  ) 

Gior.Pip.  Viva  ,  viva  la  Ninetta  , 

Ant.  Cor.  La  sua  fede  ,  il  suo  candor.  (  Vip.  e  Ant. 
Niv.  Queste  grida  di  letizia  discendo  dal  camp.) 
Danno  tregua  al  mio  tormento  : 

Ma  il  mio  cor  non  è  contento  5 
Ma  con  voi ,  miei  lidi  amici , 

No,  gioir  non  posso  ancor! 

Già. Fab. Mia  Ninetta,  che  mai  dici? 
e  Lue.  E’  svanito  ogni  timor. 

Nu\.  No  no  !..  .  Dov’  è  mio  padre?  . . . 

Nessun  risponde:  oh  Dio! 

Vive  ?  che  fa  ? 

Fer.  Cor  mio,  ( comparendo  improvo . 

Sì,  vive,  e  a  te  sen  vola-,  accomp.  da  Ern.) 
Sempre  con  te  sarà:  (abbracc.  la  fi  dia) 

Nm.  Ah  padre  !  Or  sì  che  obblìo 
Tutti  i  passati  guai  : 

Ah  che  perfetta  è  ornai 
La  mia  felicità  ! 

Tutti  gli  altri ,  fuorché  il  Podestà. 

Ah  chi  provato  ha  mai 
Egual  felicità  ! 

Il  P.  Ma  in  che  modo  fu  costui  ( accennando  Fer .  ) 
Dal  suo  career  liberato? 

Fer.  Per  un  ordine  firmato 

Dal  Monarca  mio  signor.  (  Ernesto  ne  fa 
testimonianza  co ’  suoi  cenni  ) 
Tutt  gli  altri ,  fuorché  il  Coro  e  il  Pod. 

Viva  il  Principe  adorato 
Che  sol  regna  coll’  amor  ! 

Il  P.  (  Son  confuso  ,  strabiliato , 

Di  me  stesso  sento  orror  ) 

Coro  E’  confuso,  strabiliato,  ( additando  ilVod.) 
E  già  cambia  di  color. 


IV  IN. 
PlP. 


Lue. 


Lue. 
Fab. 
Gu.  e 
Nin. 


Il  P. 


SECONDO  45 

E  il  buon  Pippo?  non  lo  vedo. 

Cara  amica  ,  sono  ciua  (  cicco?' ren do 

verso  la  Win . ,  la  quale  gli  fa  grande  ac¬ 
coglienza  $  dietro  ad  esso  viene  Ant .  ) 
Mia  Ninetta.,  ecco  il  tuo  sposo ^  (  unendo  la 
mano  di  Win .  con  quella  di  Già.) 

Fer.,  Già.  e  Nuv. 

Oh  momento  avventuroso! 

Ma  perdona  alla  Lucia  !  (Nin.  e  Gian. 
Brava.,  brava,  moglie  mia  !  V  abbracc.) 
A  mio  ben,  fra  tanto  giubilo 
Sento  il  cor  dal  sen  balzar. 

Tutti  gli  altri  fuorché  il  Fod. 

Una  scena  così  tenera 
Fa  di  gioja  lagrimar. 

(  Una  scena  così  tenera 
Mi  costringe  a  lagrimar.  ) 

Gian.,  Nin.,  Fer.  e  Pippo. 

Che  dalla  gioja  oppresso 
Non  spiri  in  petto  il  core 
La  provo  nell’  eccesso 
Di  tal  felicità. 


FINE. 


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1!  Vestiario  è  di  proprietà 
Del  Sic/.  Dietro  Uova  gli  a  e  Comp . 

Le  Scene  sono  nuove 
dipinte  dal  Sig.  Giovanni  Ferver i 


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